“Fare una decisione”, come dicono gli anglosassoni (make a decision), è una modalità operativa che appartiene alla nostra mente molto più di quanto crediamo ed è una capacità allenabile.

A scegliere ci si allena e ci si abitua.

In ogni caso, è sempre importante accettare anche l’ipotesi che la scelta implichi un compromesso e avere ben chiare le priorità che vogliamo perseguire.

Banalmente, ne ho avuto la riconferma pubblicando questa foto sui social network, quando un amico fotografo ha sottolineato il fatto che la luna fosse “sovraesposta”, ovvero troppo chiara, quindi indefinita e che non si vedessero i suoi crateri.

Era talmente chiaro in me, mentre facevo clic, che la luna sarebbe stata solo un elemento luminoso all’interno di un quadro fatto di un blu intenso e dal nero del profilo delle montagne, che non avevo proprio calcolato l’ipotesi di una tale obiezione.

La fotografia ti abitua a fare delle scelte, spesso in una frazione di secondo, per compensare o ovviare anche ai limiti del mezzo fotografico. Uno su tutti, il sensore della macchina fotografica non dispone di una gamma dinamica tale da rendere leggibile, nella stessa foto, elementi eccessivamente luminosi ed altri eccessivamente scuri. Quindi, non resta che scegliere a cosa dare la priorità e non esistono risposte giuste, esistono solo immagini diverse, a livello tecnico e di comunicazione.

Al momento dello scatto, avevo già deciso che avrei sacrificato l’elemento “luna” a favore del “tutto”.

L’abitudine a scegliere è un fatto pratico e la fotografia è stata per me una palestra dove esercitarmi.

La difficoltà di scegliere

Foto e testi di Andrea Dell’Orto

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