Era l’addetto alle dirette RAI dal Quirinale.

Quel giorno lo aspettava il discorso di fine anno.

Aveva trasmesso tutti i messaggi alla Nazione degli ultimi 20 anni.

Unità nazionale, solidarietà, tolleranza e inclusione, Europa, futuro, responsabilità e civismo.

Questi i temi ricorrenti.

I valori in cui anche lui credeva.

Parole con la potenza di far risorgere il suo paese.

Cancellare le mafie.

Ridurre le disuguaglianze sociali.

Annientare la corruzione.

Invece, il nulla.

Nessuno slancio virtuoso, nessuna risposta concreta.

Messaggi di grandi ideali, banalizzati e travisati.

Interpretati ad arte per giustificare i peggiori comportamenti.

Ogni anno, da vent’anni.

Sarebbe stato il suo ultimo discorso, poi la pensione.

Solo, si chiuse nella stanza delle trasmissioni.

Tre, due, uno, “in onda”.

Spense il microfono del Presidente.

Nessuno se ne accorse.

Karaoke istituzionale, lo avrebbero poi chiamato.

Il più grande play-back della storia repubblicana.

Un solo volto in TV e sessanta milioni di discorsi “ad personam”.

La più grande auto-assoluzione Urbi et Orbi delle proprie immoralità.

Nel paese regnava l’anarchia.

Ma, l’onore del suo Presidente era salvo.


Foto e testi di Andrea Dell’Orto

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