Amava camminare.

Era la sua velocità.

Controllava il suo respiro.

Sentiva la sequenza dell’appoggio ripetersi all’infinito.

Tacco, piede, punta, tacco, piede, punta.

I suoi demoni si allontanavano.

Sovrastati dal ritmo del cammino.

Dal rumore della neve in inverno

Dal fruscio del vento in primavera.

Dal ticchettio della pioggia in autunno.

Dal ritmo del suo respiro.

Incessante, finchè Dio avesse voluto.

E se i pensieri si fossero riaffacciati?

Ci avrebbe pensato la cadenza ipnotica dei suoi passi.

Tacco, piede, punta, tacco, piede, punta …

E la testa sarebbe tornata lì, dove il corpo si trovava.

L’uomo era nato per camminare e lui camminava.


Foto e testi di Andrea Dell’Orto

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