Senso di oppressione e poca lucidità.

Voglia di tornare a fare respiri profondi.

Era tempo che viveva così.

Era il peso di decidere.

Una decisione vitale e liberatoria per se’.

Con effetti scomodi per altri.

Un falso problema, di certo.

Comunicare quella scelta sarebbe stato liberatorio.

Sarebbe tornato a respirare bene.

Boccate piene di positività.

Voglia di futuro e leggerezza.

Quella fatica l’aveva già provata.

Gli ultimi metri di un tuffo in apnea sono i più faticosi.

Senza più ossigeno.

Il diaframma che sbatte.

Poi l’ebrezza dell’aria.

L’oppressione svanisce.

Di colpo.

Sarebbe stato così.

Ancora una volta.

La decisione ormai era presa.

Solo da comunicare.

Un’attesa lunga come un tuffo.

Più lunga, più simile al calvario.

Aveva già indossato la muta.

Stretto la cinta dei pesi.

Calzate le lunghe pinne.

Non restava che immergersi.

Per patire la fatica.

Sentirsi scoppiare il cuore.

Per poi riemergere.

Risorgere.

Alzando il dito al cielo.

Orgoglioso di avercela fatta.

Anche questa volta.


Foto e testi di Andrea Dell’Orto

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