Pensavano di essere invincibili.

Abituati a scegliersi i nemici.

Nemici scontati, con armi spuntate.

Funzionali alla propria narrazione.

Alla creazione del consenso.

Stupidi.

Disabituati a considerare i nemici veri.

L’Arte della guerra, forse letto, ma non capito.

Una società arrogante.

Piena di sé, autoreferenziale.

Stupidi.

Una società svuotata.

Senza più paracadute.

Senza uscite di sicurezza.

Senza tappeti elastici su cui rimbalzare.

Stupidi.

Tutto ridotto al minimo.

La cultura, la sanità, la democrazia, il confronto.

La dialettica ridotta a slogan.

Una rincorsa ai like.

Tutto ridotto all’azzardo.

Che non avrebbe nevicato d’inverno.

Che non ci sarebbero stati terremoti.

Nessuna alluvione, nulla che fosse scomodo.

Per far tornare i bilanci, per essere rieletti.

Un realismo ridotto a pessimismo.

Roba da sfigati.

Contrario alla propaganda.

Stupidi.

Pochi conoscevano i cigni neri.

Pensavano di poter dominare il tutto.

Le persone, la malattia, la natura.

Potevano condizionare le persone, quello sì.

Ma non la natura.

Indipendente, autonoma, assoluta.

Libera di ribellarsi e sconquassare i piani dell’uomo.

Fallaci, incompleti.

Stupidi.

La natura, lei sì amica dell’uomo.

Tornò a farsi sentire.

Forte e invisibile.

Più virale dei social.

Nulla avrebbe potuto fermarla.

Non rimaneva che rallentarla.

Ammettere la sua superiorità.

L’esistenza dei cigni neri.

La stupidità di chi con li considera.

Stupido è chi lo stupido fa.


Foto e testi di Andrea Dell’Orto

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