Uno statistico cerca conforto nei numeri.

Un significato, un senso.

Risposte, insomma.

L’aveva studiata per caso.

Un’attrazione inconsapevole.

Non ne aveva mai fatto un lavoro.

Azimut nella sua vita.

Suo il metodo, il punto di vista.

Evidente nelle sue fotografie.

Nel suo modo di scrivere.

Immagini didascaliche, testi puntuali.

La statistica strumento narrativo.

La piegava ai suoi convincimenti.

Al suo punto di vista.

Per sentirsi più sicuro.

Per controllare le emozioni.

Per sentirsi meno in colpa.

Tutti mangiavano mezzo pollo.

Nessuno moriva di fare.

Semplicistico, ma rassicurante.

E che quel virus colpiva solo vecchi e malati.

E quei morti, assai meno se contati in altro modo.

Lo dicevano i numeri.

Iniziarono a morire anche i giovani e i sani.

Numeri trascurabili per gli annali.

Numeri pesanti per lo spirito.

Non bastava più la statistica.

Neppure la compassione.

Serviva tornare umano.

Un grande fastidio per quell’egoismo.

Un senso di colpa profondo.

Scusa.

Disse all’amico che perse il padre.


Foto e testi di Andrea Dell’Orto

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