Assorto nei suoi pensieri,
nell’assoluto delle montagne,
nella pienezza di quel silenzio,
pensò a suo figlio.

Quel giorno maggiorenne.

Un dubbio nella mente.

Un bisogno di risposte.

Insistente, pungente.

Che padre era stato?

Che vita aveva vissuto?

Quanto fosse stata sua, la vita,
o parte di un disegno altro?

Per come era andata,
a chi doveva dire grazie?

Collegava i puntini della sua vita.

La causalità come chiave di lettura.

Spiegarsi tutto era diventato faticoso.

Troppo.

In quel silenzio, tra quelle vette,
scopriva il potere aleatorio della casualità.

Più incline alla leggerezza, all’imperfezione.

Responsabile di un granello di sabbia in un deserto.

In equilibrio relativo.

Inevitabilmente leggero.

Che tu possa essere casualità.

Auguri figlio mio.


Foto e testi di Andrea Dell’Orto

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